Uno dei cinque punti del mio programma per costruire una Milano migliore è avere le stazioni della metropolitana più agevoli e sicure per tutti. Per questo le metropolitane devono essere meglio presidiate.
Il problema è stato presentato con una mozione presentata nell'ottobre 2010 che ormai, dal 15 maggio in poi, è diventata prioritaria.
Chiedo che sia restituito il corpo speciale della polizia locale per il pattugliamento delle stazioni del metrò con almeno cinquanta agenti.
Inoltre, a tal proposito sollecito Atm perché valorizzi i suoi dipendenti: oggi solo 40 su 450 sono incaricati di sorvegliare stazioni e mezzanini.
Più dipendenti nelle stazioni e un aumento di stipendio a chi si dedica alla sorveglianza.
Ricordiamoci che la Polizia di Stato ha un reparto specializzato nella prevenzione dei reati nelle stazioni dei metrò, ma non presta servizio nei giorni di grande afflusso di passeggeri, quali le domeniche e i festivi. Oggi la sicurezza nei mezzanini è affidata alle ronde di figure esterne ed estemporanee, quali poliziotti in pensione: troppo poco.
In metropolitana non servono servizi esterni o ronde più o meno improvvisate, per quanto meritorie. Meglio puntare su soluzioni interne: bisogna rifondare il reparto dei vigili e utilizzare diversamente i dipendenti Atm. Sono sicuro che il 99 per cento dei milanesi ne sarebbe contento e se qualche assessore o qualche dirigente viaggiassero più o meno in metropolitana che in autoblu, lo capirebbero.
Le stazioni di Cadorna, Loreto, Conciliazione e Bande nere sono afflitte da borseggiatori. A Bonola, invece, c'è un bar ritrovo di pusher, ambulanti abusivi e accattoni che minacciano i dipendenti Atm. Il mezzanino usato come discoteca dai ragazzi sud americani a Porta Venezia e, per finire, la presenza costante di una cinquantina di ambulanti abusivi stranieri alla fermata della rossa Sesto FS.
Tra il 2009 e il 2010 ci sono state 500 aggressioni in metropolitana e 200 atti vandalici. Inoltre le denunce sono in aumento da 6500 a 7000.
Sulla sicurezza in metropolitana si è fatto tanto, ma si può fare di più.